“Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo sul suo tempo per percepirne non le luci, ma il buio. Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo”. (…) “Appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese, ed è per questo inattuale. Ma proprio grazie a questo scarto e questo anacronismo è in grado più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo”.
Giorgio Agamben
I media sono in crisi, ma la rete rischia di sparire come luogo di libera comunicazione. Il giornalismo, che serve per la democrazia, rischia di affondare. La nuova opinione pubblica fa fatica a comprendere i rischi cui è sottoposta la libertà di espressione. Tutta la libertà di espressione, non soltanto quella degli addetti ai lavori. L’esito negativo non è scontato. Ma per cambiare le cose è necessario rileggere i rapporti tra rete e media con un approccio “eretico”, che tradisca alcuni dogmi. Una duplice eresia – dei chierici del giornalismo e dei cittadini della rete – che crei il nuovo racconto dei media.
I neoluddisti, l’agiografia della rete e al centro il moloch del potere
Tre generi di dogmi hanno urgente bisogno di essere demoliti:
a. quelli del potere, che tende a legittimare solo il “racconto” dei media che gli sia mimesi e consenso
b. quelli della corporazione, che scambia il supporto, la carta, con la natura del giornalismo
c. l’ apologetica del digitale che preconizza la nascita di una società virtuosa perché tecnologica e si affida alle “piattaforme” , raccontando di uno sviluppo senza conflitti e buono in sé.
Proponiamo alla conversazione della rete dieci tesi, un progetto aperto.
I. I media sono in crisi. Ma forse non vale la pena di esultare
II. La mistica dell’innovazione ha molti lati oscuri
III. L’ossessione securitaria della politica e la libertà d’accesso fatta a fette
IV. I nuovi intermediari sono potenti
V. Le piattaforme di gestione della pubblicità sono opache
VII. L’habeas corpus va esteso all’habeas data
VIII. Il populismo digitale è già qui
X. La proprietà pubblica del racconto, dei racconti: la libertà della rete


6 Commenti
Complimenti e in bocca al lupo.
Qualche osservazione ve la scrivo sul prossimo Reset. Qualche.
Certo che Agamben come esergo….
Una nota di carattere tecnico: l’ottavo ed il nono link puntano entrambi al medesimo contenuto.
Per il resto mi piace l’approccio ma se posso permettermi userei un linguaggio meno “evoluto” e più “popolare”. Non so chi siano i neoluddisti nè cosa significhi l’ apologetica del digitale che preconizza la nascita di una società virtuosa.
Grazie Marco, hai ragione, il link era sbagliato.
Essere pop è importante. Ma a volte – come l’argenteria di famiglia nelle occasioni importanti – vale la pena anche di rilucidare parole un po’ desuete
Bellissima avventura. Grazie.
Solo una breve (ombelicale) nota in margine alla “Nona tesi. Il reboot del giornalismo”.
Dopo 15 anni di iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti, 13 in un magazine nazionale (giusto tre giorni fa mi sono dimessa, lasciando una (comoda) poltrona di caporedattore) sono convinta che i grandi media non abbiano possibilità di riscatto nella gestione dei modelli economici (e dunque d’informazione). Credo che i vizi della corporazione non appartengono tanto alla “categoria” quanto agli affastellati board editioriali che, ancora oggi, affrontano la crisi congiunturale come fossero brand del largo consumo: stesso prodotto, alleggerimento di peso (cartaceo e non solo). E, ancora: penso che le regole del mestiere non vadano riscritte: semmai trasmesse. L’unico terreno d’incontro possibile non è il rigore, ma il potere di esercizio dello stesso. Il nodo di innovazione è nelle gestione dei flussi economici che generano flussi di informazione. La partita (professionale) potrebbe spostarsi sul web? In questo momento ci credo. Ma solo al patto che non trascini con sé i modelli (finanziari) dell’editoria grandi media.
Spero a presto, sl
Grazie Susanna, le tue osservazioni mi sembrano molto interessanti. Specie quando fai riferimento alla necessità di ripensare il prodotto.
un saluto affettuoso a Massimo ( che se fa un saltino sul mio blog forse capisce chi sono ) e un bocca al lupo alla vostra idea, tornerò a leggervi con piacere.
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[...] posso non pensare al mio telelavoro giornalistico quando leggo fra le tesi del manifesto degli Eretici digitali questa [...]
[...] manifesto degli Eretici Digitali, come frutto della discussione sopra, o almeno in [...]
[...] e livello al dibattito su rete e giornalismo. Mai come oggi in questo campo serve un po’ di sana eresia. Facendo un po’ di marketing aggiungo che il libro di cui parla Vittorio sarà negli scaffali [...]
[...] sempre più a migliorare il mondo offline, aumentatolo, e rendendolo un tutt’uno. Qualcuno chiama queste forme di discussione anche eresie, e forse non ha tutti i [...]
[...] Il manifesto di Eretici digitali I media sono in crisi, ma la rete rischia di sparire come luogo di libera comunicazione. Il giornalismo, che serve per la democrazia, rischia di affondare. La nuova opinione pubblica fa fatica a comprendere i rischi cui è sottoposta la libertà di espressione. Tutta la libertà di espressione, non soltanto quella degli addetti ai lavori. L’esito negativo non è scontato. L'antefatto del libro "Eretici digitali" scritto da Massimo Russo e Vittorio Zambardino in libreria dal 2 dicembre (tags: Eretici Digitali Zambardino Russo Libro Rete Media) [...]
[...] Zambardino alle prese con la scrittura di Eretici digitali, un libro che prendeva le mosse da un manifesto condiviso e discusso in rete. L’eresia del titolo è quella che gli autori chiedono a tutti gli [...]
[...] il concetto. L’obiettivo è quello dare la possibilità di svincolarsi almeno un pò da quei potenti intermediari che appaiono nelle dieci tesi, per cambiare un po’ di equilibri e facilitare la consapevolezza eretica per il popolo della [...]
[...] L’incontro è dedicato al dibattito sulle tesi contenute nel progetto Eretici digitali, un manifesto, un blog, un libro, un ebook, aperti alla discussione, ai quali hanno dato vita Russo e [...]
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