Prima tesi. I media sono in crisi.
Ma forse non vale la pena di esultare

Il 2009 è l’anno chiave nel quale la crisi dei media deflagra alla luce del sole. Crisi che rischia di trascinare con sé il giornalismo. La malattia dei giornali non è solo pubblicitaria o di modello economico: è prima di tutto antropologica. Si è rotto un rapporto di fiducia, una delega a informare è stata ritirata, la funzione critica del giornalismo non è più visibile. Un modello professionale è al tramonto e non riesce a cambiare sulle sue sole forze: tutto ciò non è estraneo alla crisi della forma democratica.
Dall’altra parte cominciano a brillare nel buio le mille stelle del giornalismo dal basso, degli ex-lettori ora divenuti co-autori. Iniziative di singoli e micro-organizzazioni che nascono al di fuori dei circuiti tradizionali sono “il” grande patrimonio di energie, i cui frutti in molti casi sono già preziosi. Ma, ancora, da sole non ce la fanno. L’esito “democratico”, anche senza virgolette, di questi due processi dipende dall’incontro delle due transizioni in atto. Dalla nascita di un discorso comune.

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4 Commenti

  1. Pubblicato maggio 6, 2009 alle 7:55 pm | Link Permanente

    Non sto a parlare della bontà dell’iniziativa. Ci entro dentro e basta :)

    Figuratevi se sono io a mettere in dubbio l’ascesa della stella del giornalismo dal basso che comincia a brillare.

    Allora la prendo da un’altra parte: proviamo a ragionare come svuotare questa ascesa dalla retorica del “tutto quel che è dal basso è bello”.

    Poi. Proviamo a pensare in modo critico anche allo “sfruttamento” che può nascere dalla convergenza tra giornalismo mainstream e dal basso: cosa guadagno se ti scrivo delle cose, ti dò le mie foto, ecc.

    Proviamo a ragionare su nuove funzioni e professionalità che nascono nella convergenza.

  2. vittorio zambardino
    Pubblicato maggio 6, 2009 alle 9:14 pm | Link Permanente

    Non sai quanto siamo d’accordo, Giovanni, e quanto questa cosa rientri nel discorso …

  3. Pubblicato maggio 7, 2009 alle 12:09 pm | Link Permanente

    Oggi mi sono imbattuto in questo

    Mi colpisce da un lato per la mostruosità dell’intento, dall’altro perché dà il metro sull’urgenza del tema della attendibilità. Sono i postumi della rottura del rapporto fiduciario che esisteva con le “testate” [come appunto sottolineate voi, cioè la delega sul controllo (oltre che sulla ricerca) delle notizie che giustificava la spesa del giornale da parte del lettore.

    Su questo terreno credo che ci sia ancora la possibilità di recuperare. Per il giornalismo professionale, intendo

  4. Poltro
    Pubblicato febbraio 28, 2010 alle 9:42 pm | Link Permanente

    A nessuno viene in mente che i blogger, i giornalisti “dal basso” anche se hanno spesso più neutralità dei igornalisti professionisti, non ne hanno i mezzi economici? Fare il giornalista ha dei costi, se non sei stipendiato non puoi avere gli stessi risultati (si pensi agli inviati di guerra, corrispondenti, o anche solo a chi può dedicare tutta la giornata, 7 giorni su 7 a una inchiesta). La pubblicità su un blog non permette di farlo, spesso…

2 Trackbacks

  1. Scritto da Il manifesto di Eretici digitali il maggio 4, 2009 alle 3:21 pm

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