Quarta tesi.
I nuovi intermediari sono potenti

Il digitale non è solo disintermediazione. Reintermedia sotto nuove forme. E consegna un potere enorme alle piattaforme tecnologiche. La tecnologia NON è neutrale. I detentori delle piattaforme tecnologiche sono pochi. Essenzialmente di due tipi:

  • motori di ricerca
  • società che gestiscono l’accesso, sia sulla rete fissa che in mobilità.

Per dirla meglio lo scenario vede agire:
a) organizzatori di conoscenza e indirizzatori di visibilità;
b) detentori del tubo in cui l’informazione passa.
Soggetti che naturalmente tendono all’oligopolio. Mentre i creatori di conoscenza, specie se si pensa alla coda lunga, sono invece moltissimi. Da quelli mainstream all’ultimo blogger, non possono fare a meno dei primi.
L’interesse primario delle piattaforme tecnologiche è che la moltitudine resti tale, che nessuno dei produttori di informazione cresca talmente nell’attenzione del pubblico da poter avere la forza contrattuale di suscitare un’attenzione autonoma, che non sia reintermediata dalla tecnologia degli algoritmi di ricerca. Fornitori di connettività e motori hanno un interesse statutario alla mercificazione della conoscenza, alla sua commoditizzazione, alla sua fungibilità, non alla sua qualità.
Più il sistema è sull’orlo della babele interpretativa, dell’entropia, del culto del fattoide – situazione in cui per i cittadini è impossibile avere punti di riferimento nella produzione di senso – più il potere di intermediazione di questi soggetti aumenta.
Lo spostamento verso la conoscenza diffusa è la grande rivoluzione del nostro tempo: si tratta di impedire che – in nome dell’innovazione – qualcuno costruisca rendite di posizione inattaccabili pregiudicando il futuro.

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  2. [...] nell’economia della condivisione a livello aziendale in modo corretto. Tenendo sempre presente chi sono i nuovi intermediari ed i loro poteri, come Facebook ed i servizi [...]

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