I blog e il processo di agenda setting

Maurizio Ricci di Repubblica ci ha inviato un suo intervento riguardo la seconda tesi, in particolare rispetto al processo di agenda setting. Lo riportiamo con il permesso dell’autore.

Un’osservazione in punta di fatto. O, meglio, un contributo in termini di fatti, perché non penso che siamo in disaccordo. (…) . Mi ha però colpito una considerazione, sulla quale posso fare riferimento all’esperienza personale. Davvero la rete non è il luogo in cui si set the agenda? Non mi pare. Direi che dipende da cosa c’è in rete e da quanto riesce a farsi rispettare.
Conosco e frequento poco la rete italiana. Conosco e frequento molto quella americana. Negli Usa, l’egenda dei media è stabilita da:
- le radio (Rush Limbaugh)
- la tv via cavo (Fox e, assai meno, Cnn, che, però, è il luogo in cui l’agenda viene consacrata: se è su Cnn è news)
- in misura crescente dalla rete ,più che dai quotidiani (su carta). La galassia dei blog influenza i quotidiani, quasi più di quanto avvenga al contrario. Oserei dire che il Nytimes riesce a imporre l’agenda solo nella misura in cui (e questo mi sembra assai significativo e pregno di conseguenze) i blog la recepiscono e la rilanciano. Del resto, la stampa tratta i blog su un piano di parità (cfr. Nytimes Extra o il Wp).
Alcuni esempi:
- Trent Lott (capogruppo repubblicano al Senato, allora a maggioranza repubblicana) fa un commento razzista. I blog lo rilanciano subito. I quotidiani lo ignorano per una settimana. Alla fine, di fronte al clamore della rete, lo riprendono. Trent Lott è costretto a dimettersi.
- Il senatore repubblicano della Virginia (possibile aspirante alla Casa Bianca) chiama “macaco” un nero (peraltro indiano). Clamore in rete. I quotidiani seguono. Il candidato perde il seggio e pone fine alla sua carriera politica.
- Il sito Talkingpointsmemo apre una campagna sul tentativo di Bush di condizionare i procuratori federali (che, peraltro, nomina lui). Tpm fa la sua campagna con strumenti squisitamente giornalistici (interviste, documenti ecc.). Diventa un caso nazionale. Bush fa marcia indietro
- Il dibattito sulla crisi bancaria Usa è avvenuto assai più sulla rete che sulla stampa. Grazie anche al fatto (ugualmente assai significativo) che non c’è cattedrattico di Princeton, Harvard, Berkeley, Ucla che non abbia un suo blog. A cominciare da Krugman. Con effetti politici rilevanti. Del resto, se io voglio informazioni  tempestive, esaurienti ed affidabili sulla bolla immobiliare, vado (come tutti gli addetti ai lavori, giornalisti e no, americani) su Calculated Risk. Idem per la crisi finanziaria (Naked Capitalism o FT Alphaville). Anche più del Wall street journal. Faccio notare che quasi nessuno fa differenza fra blog dei quotidiani e blog indipendenti.
(Tutti vengono debitamente citati e linkati. Lo faccio notare perchè, ad esempio, ieri Omero Ciai ha dato, su Repubblica.it, la notizia che il procuratore brasiliano è contrario alla estradizione di Battisti. La notizia è stata ripresa – il conto lo ha fatto lui – da 62 siti, comprese le maggiori agenzie di stampa, nessuno dei quali ha citato la fonte originale. Anche questo conta per dare spazio alla rete).
E in Italia? Non saprei dire se l’America è anche il nostro futuro o è un’altra strada. L’unico blog all’americana che conosco è Lavoce.info. Per capire l’economia italiana è assai più utile dei giornali, Repubblica compresa. E mi pare che pesi sull’agenda (cfr. Alitalia). Mi pare comunque che si possa dire che l’America si specchia in rete, mentre questo non è (ancora?) vero in Italia. Neanche, però, la rete fa scena muta. Pensate alla vicenda degli omissis del rapporto Usa nella sparatoria Sgrena o alle recentissime foto della festa di Berlusconi.
Non ho nessuna intenzione di trarre conclusioni generali da tutto ciò.

Maurizio, hai centrato un punto importante. Questo è esattamente uno degli
ambiti in cui secondo me esiste un caso italiano. A parte:
* il caso di  Federico Aldrovandi
* il caso BlackCat/Carrefour
* la Voce
* Macchianera per gli omissis di Calipari

Non ci sono molti altri casi in cui i blog in Italia dettino i
temi. Anzi spesso fanno solo parole su…. Su quel che ha detto la
tv,  etc. etc. Ecolalia. E non è un caso se
il termine più ricorrente nei blog italiani è Berlusconi (ricerca
Liquida 2009
).

Negli Usa invece in ogni nicchia (giornalismo, tecnologia,
finanza….) trovi il meglio dei cervelli. Roba che diventerà notizia
due mesi dopo. E’ quel che Vittorio diceva nell’intervista su Apogeo:

D: Non siete teneri nemmeno con i cittadini della rete, mi pare.

VZ: Il popolo della rete non ha saputo fare il salto verso una
cultura, uso una parolaccia, egemone. Se leggo i blog americani sento
che sto leggendo la voce dei vincitori, gente che nella propria
società ha determinato l’elezione del nuovo presidente. Da noi,
invece, siamo ancora degli sconfitti, dei residuali. Noi questo
processo virtuoso che per conto proprio giunge a crescita e
maturazione e produce innovazione nella società non lo vediamo,
vediamo solo una strada tremendamente accidentata. Nel momento in cui
passano i fatidici dieci anni dall’uscita dell’innovazione, si
impongono forme di business lontane dall’ideale prateria dove l’erba e
la terra e l’acqua erano di tutti. Oggi la terra, l’acqua e l’erba
sono di alcuni: di Google, di Facebook, dei grandi aggregatori di
conoscenza.

MR: C’è una specificità tutta italiana in questo. Se tu vedi il
panorama della blogosfera americana, tu hai molto spesso l’impressione
di trovarti di fronte a un dibattito che nelle nicchie di pertinenza è
molto elevato. Puoi non essere d’accordo, ma di qualsiasi cosa si
parli hai comunque la percezione di un dibattito elevato da parte di
persone che stanno portando valore nelle rispettive nicchie. Questo,
leggendo i blog italiani, capita molto molto di rado. Più spesso trovi
semplicemente ecolalia dei media tradizionali, ciangottio allo
sciocchezzaio dell’agenda setting decisa dai media mainstream in quel
giorno. Non è, questo, lo spreco di una grande occasione per portare
in primo piano, anche nell’agenda dei media, questioni che solitamente
non vengono trattate o vengono trattate soltanto da angolazioni
scontate?


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Un Commento

  1. frenk
    Pubblicato giugno 7, 2009 alle 7:02 am | Link Permanente

    la politica dell’energia fossille a buon mercato e frutto
    di specucalotori che si arricchiscono danneggiando la collettivita
    con il risultato ultimo della distruzione planetaria dell’uomo
    sulla Terra .
    pochi petrolieri e ministri e nuclearisti si arricchiscono mentre i disoccupati
    aumentano e l’esodo dell’immigrazione aumenta in maniera incotenibile ,
    perchè non diamo modo di coltivare le piante da biocarburante nel
    sahara e dare energia pulita al mondo ? no dicono i politici non è
    giusto fare arricchire i contadini pezzenti mentre nelle loro tasche
    arrivano enorme somme di denaro dalle accise ( tasse del petrolio e nucleare )
    ma mentre succede tutto questo a causa del buco dell’ozono terribili
    virus nascono dal nulla per distruggere gli esseri umani . se invece
    trasformassimo questi enormi 8 milioni di km2 di deserto in
    coltivazioni da biocarburante il buco dell’ozono sparirebbe e si
    risolverebbe il problema di immigrazione indesiderata e povertà .
    faccio un esempio l’agave lungo il nilo potrebbe dare etanolo ma
    nello stesso tempo proteggere il nilo dal prosciugamento e sua morte .
    oppure la jatropha nell’altopiano algerino tunisino o libico potrebbe trasformare
    il clima arido in temperato e dare biocarburante a tutta europa -
    mentre le scorie francesi o tedesche che si sono create col nucleare
    trasformano enormi territori in deserti nucleari come in bielorussia
    quindi non vogliamo in lucania ed in sicilia le scorie radiattive
    ne tanto meno una politica nucleare portata avanti da fanatici irresponsabili .
    spero che vi impegnate nel collaborare con i
    paesi del mediterraneo per lo sviluppo dei biocarburanti vorrei
    partecipare g213@tele2.it penso vi siete fatti convincere che il nucleare
    crea con le scorie deserti nucleari sottraendoli all’uomo mentre recuperando
    il deserto avremmo piu terra abitabile e piu risorse per tutti .
    informate la gente che va a votare è un diritto del cittadino .

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