Carissimi massimo e vittorio,
ho letto con molto interesse il vostro manifesto. Da ex cronista che dal 1995, come voi si “sporca” le mani con il digitale e che ha fatto una scelta di campo otto anni fa lasciando la carta stampata x provare quella ibrida del web (da libera professionista), credo che per cercare un’uscita e un futuro al nostro mestiere ci siano tre grandi strade da percorrere, o almeno sono quelle in cui mio malgrado mi trovo più impegnata:1. quella dei futuri/aspiranti giornalisti
2. quella dei cittadini-giornalisti, creativi e multimediali
3. quella dei cittadini che frequentano Internet e che dovrebbero/potrebbero informarsi attraverso la rete1. Futuri/aspiranti giornalisti
da un paio d’anni tengo un laboratorio di giornalismo web in una “scuola di cultura giornalistica” a Mestre. Vi partecipano molti giovani collaboratori sia di quotidiani e riviste locali che di portali web, più che altro cittadini. L’età media è sui 30 anni. E tutti cercano occasioni di formazione su questi temi. Vogliono imparare a scrivere in modo diverso e capire il perché il web lo impone; vogliono essere multipiattaforma almeno per quanto riguarda piccoli video amatoriali e immagini; vogliono capire come funziona un cms; vogliono vedere scenari futuri e distuterne con qualcuno; vogliono attivare forme di giornalismo partecipativo e al tempo stesso essere giornalisti a tutti gli effetti. D’altra parte, chi come me si è formata sul campo, leggendo e studiando quel che in altre parti del mondo accadeva nel giornalismo, sa bene quanto sia necessaria una formazione in progress. Insomma le 20 ore che ho a disposizione mi volano e alla fine ci costruiamo un ning x restare in contatto almeno x qualche mese prima che ognuno vada x la sua strada. Ecco, vi chiedo, come far sì che la nuova generazione abbia non solo un atteggiamento diverso (questo è scontato) ma anche una conoscenza e una capacità di incidere nel digitale e di sposarlo ai capisaldi della professione in un nuovo e rinsaldato legame con i lettori? Non ho sotto mano i programmi x l’esame da professionista. So solo che il prossimo settembre, nel ciclo di incontri in preparazione per l’esame organizzati dall’ordine del Veneto, terrò una lezione sul giornalismo web. 1 ora, dico 1 ora, per raccontare storia, evoluzione, scrittura, sfide etc etc del giornalismo digitale… E non apriamo qui il capitolo dei colleghi quaranta-cinquantenni già arruolati nella macchina e che, in molti casi, hanno storto il naso di fronte a Internet prendendo abbagli epocali (ne è una prova il ritardo con cui si è arrivati al contratto…)2. Cittadini-giornalisti, creativi e multimediali
nel 2000 ho messo in piedi una redazione di bancari (se ci sarà l’occasione vi spiegherò l’arcano) x un portale territoriale di informazione voluto da una banca di credito cooperativo del bresciano. Assieme ai bancari-aspirtanti giornalisti, c’è un gruppetto di collaboratori che ha scoperto il mestiere in questi anni (alcuni diventeranno professionisti xché l’ordine della Lombardia ne ha riconosciuto il praticantato).
Di fatto, senza saperlo, facevano del citizien journalism raccontando il loro territorio (in certi casi anche con aspetti investigativi)… ma privi di ogni base di mestiere. Il lavoro mio – da giornalista – è stato ancora una volta quello di insegnare, mediare, limare, coordinare, cancellare, sistemare… insomma esattamente quello che facevo al giornale quando il capo non c’era e toccava a me chiudere le pagine. Ad eccezione di quei siti – come youreporter.it - che si basano al 100% sulle immagini e sui video, credo sia necessario trovare una forma alla mediazione di un giornalista “di mestiere”. Le esperienze miste, soprattutto all’estero, mi sembra funzionino abbastanza. Anche se rimane aperta la questione della qualità del rapporto fra questo giornalista e i citizien journalist. Cmq è vero: i privilegi di categoria sono finiti e tra questi l’esclusiva di raccontare il mondo.3.Cittadini
Anche in questo caso parto dalla mia esperienza personale. Dal 1999 promuovo nel territorio veneziano corsi di alfabetizzazione tecnologica, ma soprattutto culturale all’utilizzo di Internet. Più vado in giro, soprattutto nelle periferie, più mi rendo conto che la Rete è avvertita ancora solo come un’opportunità tecnologica. Saperla utilizzare al meglio x partecipare alla conoscenza diffusa e al diritto a essere informati in modo corretto e completo non è una priorità. Anzi, non viene neppure messa in conto. La maggior parte di coloro che partecipano ai corsi pensa che una volta riusciti a padroneggiare il pc e un browser, il gioco sia fatto. E l’attività in rete resta passiva. Non mi riferisco ovviamente ai social network, né alle giovani generazioni … Insomma, anche qui resta un nodo la formazione che non è mai abbastanza.
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