Le notizie costano.
E senza conflitto non c’è giornalismo

Luca De Biase aggiunge domande e un certo suo entusiasmo su un post di Jeff Jarvis a proposito narcisismo giornalistico, dice Jarvis, cioè sull’idea che senza il reporting non c’è notizia, diciamo noi. E riflette, Luca,  sul  tema del prossimo giornalismo qui.

Ora questo testo di Luca contiene considerazioni del tutto condivisibili (l’agenda, il pubblico attivo, le nuove pratiche da creare nei giornali ecc ecc). Pare invece di sognare quando lo si legge, nel primo post, concordare con Jarvis, che tra l’altro lancia la domanda: “Does news need the middleman? ”

Non perché non ci sia la forza sempre più chiara dell’agenda che viene imposta dalla rete – oggi abbiamo salutato con commozione la sentenza sulla morte di Federico Adrovandi e il coraggio dei suoi genitori, che da un blog solo hanno saputo imporrre a una intera città un atto di giustizia. Ma perché concordare con Jarvis è davvero condannarsi a un rollercoasting concettuale quasi ridicolo.

Leggiamo insieme un attimo:

“The press has become journalism’s curse, not only because it now brings a crushing cost burden but also because it led to all these myths: that we journalists own the news, that we’re necessary to it, that we decide what’s reported and what’s important, that we can package the world for you every day in a box with a bow on it, that what we do is perfect (with rare, we think, exceptions), that the world should come to us to be informed, that we deserve to be paid for this service, that the world needs us”

I miti sono miti, per carità, ed ogni mito puzza, soprattutto quello della stampa. Ma davvero, come dice Jarvis, la notizia non costa e costano solo i giornalisti? Il Watergate era una notizia? E Telecom Serbia era una notizia? E la rendition di Abu Omar in Egitto era una notizia? E se lo erano, sono state gratis?

Il mondo di Jaff Jarvis è un mondo di liberi produttori di notizie in cui l’agenda la fa il potere, perché sono quelle del potere – che questo sia il governo o Telecom, l’Industria o la Politica, con mezzi chiari o un pelino grigi  – le uniche notizie gratuite. Soolo quelli si trovano gratis. Le altre costano. Nemmeno quella di Aldro lo era, gratuita, e non solo per il dolore che c’è dentro, ma perché ci sono voluti anni e mesi, fatica e rischi per “arrivarci”, a quella notizia. Fare notizia è dispendio di fatica, competenze e conflitto ( il pubblico attivo può sostituire i giornali?).

Non è venuto il tempo di una discussione un po’ adulta su questa faccenda?  Però per favore, gli apologeti infoiati solo del proprio furore, possiamo lasciarli da parte?

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