Eretici digitali 2011, ecco i premiati

Ecco i vincitori del Premio Eretici Digitali voluto e ideato da Massimo Russo e Vittorio Zambardino e sponsorizzato da GOOGLE con 10.000 euro.

Premio da 5.000 euro alle candidate del progetto WAVE

Il progetto Wave è un’originale piattaforma digitale per giovani donne indiane “semi-urbane” (come si autodefiniscono sul sito), che dà voce al loro punto di vista sui problemi della comunità dove vivono e alle loro proposte per risolverli, attraverso 31 videoblog raccolti in un unico portale Web, gradevole,
universalmente accessibile e ben organizzato. E’ il frutto di un investimento incominciato nel 2009 attraverso la Digital Media and Learning Competition (DML) sponsorizzata daMacArthur Foundation e da Hastac negli Stati Uniti e dalla ong Point of View in India. Da ogni stato indiano attraverso università e organizzazioni non-governative è stata scelta una ragazza per un programma di formazione innovativo di nove mesi con il sostegno di attrezzature video e di uno stipendio mensile per poter partecipare al progetto. Il risultato è un modello di citizen journalism e una felice dimostrazione che quando vengono offerte pari opportunità, le donne sono in grado di eccellere nel mondo dei bit: un’eresia per la quale si aggiudicano il primo premio ex aequo Babina Salam Devi, Bomjen Nyapi, Dewani Usha, Farooq Nisa Lebul, Mainkar Sanghmitra, Basu Moushumi, Sehgal Neha, Vandana K, rappresentanti del progetto Wave nel suo insieme.

Premi da 2.500 euro ciascuno ai progetti Goudou GoudouL’Isola dei Cassintegrati

Goudou Goudou è un progetto ampio e appassionato, che ha utilizzato con competenza le tecnologie di internet per raccontare il punto di vista locale nella ricostruzione di Haiti dopo il terremoto. Goudou Goudou permette  di conoscere i problemi dell’isola attraverso testi, voci e immagini che privilegiano la percezione e le sensibilità e dei residenti, superando le deformazioni e la disattenzione della grande informazione mondiale. Fanno parte del progetto un documentario nel quale cinque giornalisti di altrettante radio haitiane raccontano la vita e i problemi dei loro connazionali, un blog che ha raccolto storie, immagini e video, e un programma di formazione – ancora in corso – che intende incoraggiare i reporter haitiani a servirsi della rete per far arrivare al mondo le testimonianze dalla propria terra. Di Goudou Goudou ci è piaciuta, oltre alla forza narrativa dei materiali prodotti, la maturità nell’uso dei registri espressivi digitali e la strategia di crescita basata sull’attivazione di dinamiche informative iperlocali. Goudou Goudou non lascia dietro sé soltanto delle storie, ma semina competenze che potranno maturare in futuro a vantaggio della popolazione haitiana. È informazione che serve e migliora la società: di questi tempi una vera eresia.

L’isola dei cassintegrati, con il suo sito e i suoi diversi materiali, non è un esempio canonico di giornalismo d’inchiesta, ma ne hao da un lato molte caratteristiche e, dall’altro, sviluppa una molteplicità di offerte informative, declinando in pieno le opprtunità offerte dalla rete e dal giornalismo partecipativo. Del giornalismo d’inchiesta c’è sicuramente la spinta iniziale: mettere alla luce una realtà poco nota (o del tutto sconosciuta) ai media nazionali, quella degli operai in cassa integrazione della Vinyls di Porto Torres che dal 24 febbraio 2010 si sono asseragliati nell’ex carcere di massima sicurezza dell’Asinara, per chiedere una soluzione alla loro vicenda professionale e aziendale. Una spinta che ha raggiunto l’obiettivo, dal momento che il sito è stata la chiave che ha aperto agli operai la strada dei media locali, nazionali e internazionali.

Ma il sito è riuscito anche a raggiungere altri obiettivi:

- raccogliere attorno all’iniziativa la collaborazione di giornalisti, professionali e non, che prestano volontariamente il loro lavoro per alimentarlo;
- utilizzare piattaforme diverse (blog, video, testi tradizionali, rassegne stampa, archivi, diari quotidiani) per documentare la vicenda;
- allargare la prospettiva dagli operai dell’Asinara a tante altre realtà dove altri lavoratori rischiano di perdere l’occupazione.

Si tratta dunque di un mix ben riuscito d’informazione, partecipazione e innovazione, che risponde appieno alle potenzialità della rete.

Il comunicato sul sito del festival

 

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