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	<title>Eretici digitali &#187; giornalismo digitale</title>
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	<description>Dieci tesi. Una proposta di conversazione. Un progetto aperto.</description>
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		<title>Il manifesto di Eretici digitali</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 21:28:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il manifesto di Eretici digitali]]></category>
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“Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo sul suo tempo per percepirne non le luci, ma il buio. Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo”. (…) “Appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua [...]]]></description>
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<p style="text-align: right;"><em>“Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo sul suo tempo per percepirne non le luci, ma il buio. Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo”. (…) “Appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese, ed è per questo inattuale. Ma proprio grazie a questo scarto e questo anacronismo è in grado più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo”.</em><strong><br />
Giorgio Agamben</strong></p></blockquote>
<p style="text-align: left;">I media sono in crisi, ma la rete rischia di sparire come luogo di libera comunicazione. Il giornalismo, che serve per la democrazia, rischia di affondare. La nuova opinione pubblica fa fatica a comprendere i rischi cui è sottoposta la libertà di espressione. Tutta la libertà di espressione, non soltanto quella degli addetti ai lavori. L’esito negativo non è scontato. Ma per cambiare le cose è necessario rileggere i rapporti tra rete e media con un approccio “eretico”, che tradisca alcuni dogmi. Una duplice eresia &#8211; dei chierici del giornalismo e dei cittadini della rete &#8211; che crei il nuovo racconto dei media.<br />
<span id="more-18"></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>I neoluddisti, l’agiografia della rete e al centro il moloch del potere</strong><br />
Tre generi di dogmi hanno urgente bisogno di essere demoliti:<br />
a. quelli del potere, che tende a legittimare solo il “racconto” dei media che gli sia mimesi e consenso<br />
b. quelli della corporazione, che scambia il supporto, la carta, con la natura del giornalismo<br />
c. l’ apologetica del digitale che preconizza la nascita di una società virtuosa perché tecnologica e si affida alle “piattaforme” , raccontando di uno sviluppo senza conflitti e buono in sé.</p>
<p><strong><em>Proponiamo alla conversazione della rete dieci tesi, un progetto aperto.</em></strong></p>
<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/?p=24">I. I media sono in crisi. Ma forse non vale la pena di esultare</a></p>
<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/?p=73">II. La mistica dell’innovazione ha molti lati oscuri</a></p>
<p><a class="wpGallery" href="http://www.ereticidigitali.it/?p=71">III. L’ossessione securitaria della politica e la libertà d’accesso fatta a fette</a></p>
<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/?p=66">IV. I nuovi intermediari sono potenti</a></p>
<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/?p=59">V. Le piattaforme di gestione della pubblicità sono opache</a></p>
<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/?p=53">VI. Il tubo non è neutrale</a></p>
<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/?p=46">VII. L&#8217;habeas corpus va esteso all&#8217;habeas data</a></p>
<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/?p=43">VIII. Il populismo digitale è già qui</a></p>
<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/2009/04/30/nona-tesi-il-reboot-del-giornalismo/">IX. Il reboot del giornalismo</a></p>
<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/?p=36">X. La proprietà pubblica del racconto, dei racconti: la libertà della rete</a></p>
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		<title>Seconda tesi.  La mistica dell&#8217;innovazione ha molti lati oscuri</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 21:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il manifesto di Eretici digitali]]></category>
		<category><![CDATA[agenda setting]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giornalismo è uno strumento fondamentale per esercitare i diritti di cittadinanza che oggi il popolo della rete rivendica a sé. L’aspirazione è in realtà comune. La conversazione rivendica per sé la titolarità di scegliere e ricombinare il proprio sguardo sul mondo: quasi una tecnicalità se non c’è capacità di raccontare le cronache del potere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giornalismo è uno strumento fondamentale per esercitare i diritti di cittadinanza che oggi il popolo della rete rivendica a sé. L’aspirazione è in realtà comune. La conversazione rivendica per sé la titolarità di scegliere e ricombinare il proprio sguardo sul mondo: quasi una tecnicalità se non c’è capacità di raccontare le cronache del potere e del conflitto. L’idea che la sola libera aggregazione di fonti possa portare a libera informazione è vana, se libera informazione non c’è.<br />
Per farlo c’è bisogno di reporting approfondito e libera opinione. E’ la rete il luogo di questa rigenerazione . “Essere digitale” non è operazione editoriale o di marketing: è ricostruzione dentro la rete della nuova sintassi del mestiere. Sotto questo aspetto non c’è una innovazione in cammino: c’è un conflitto, il cui esito non è scontato. Anzi le cose sembrano volgere al peggio.<br />
Il giornalismo e la rete – e qui non parliamo della sola Italia – sono una parte del sistema dei media.<br />
La <em>Big Picture </em>dei media è scritta ancora altrove, lo si riscontra ogni volta che vi sono grandi battaglie di opinione e di <em>agenda setting</em>. Creare <em>agenda setting</em> attraverso un mix attento di rete e mezzi <em>mainstream </em>dovrebbe essere il punto di partenza di ogni nuovo “discorso sui media”. Se questo snodo della vita quotidiana, che è poi la fonte di ogni racconto del potere e di ogni rappresentazione della nostra vita, non è al centro, ogni tentativo di comprendere ciò che accade è vano.</p>
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		<title>Nona tesi. Il reboot del giornalismo</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 20:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il manifesto di Eretici digitali]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giornalismo, sia quello dei grandi media sia quello praticato dal basso, deve rigenerarsi. Nelle pratiche, negli strumenti, nei modelli economici. Deve affrancarsi dai vizi della corporazione, trovare il coraggio di rimettersi in gioco, innervare le nuove modalità di raccolta, racconto e distribuzione di informazione con i principi base del mestiere.
Il giornalismo tradizionale deve imparare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giornalismo, sia quello dei grandi media sia quello praticato dal basso, deve rigenerarsi. Nelle pratiche, negli strumenti, nei modelli economici. Deve affrancarsi dai vizi della corporazione, trovare il coraggio di rimettersi in gioco, innervare le nuove modalità di raccolta, racconto e distribuzione di informazione con i principi base del mestiere.<br />
Il giornalismo tradizionale deve imparare a raccontare il mondo trasformato dal digitale. I privilegi di categoria sono finiti, tra questi l&#8217;esclusiva della rappresentazione del mondo. Esiste l’opportunità di integrare il racconto e la testimonianza dei media tradizionali e del nuovo giornalismo. L’unico terreno d’incontro possibile è il rigore delle regole del mestiere.</p>
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