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	<title>Eretici digitali &#187; Google</title>
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	<description>Dieci tesi. Una proposta di conversazione. Un progetto aperto.</description>
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		<title>Carlo De Benedetti cita Eretici digitali</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 10:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dicono di Eretici digitali]]></category>
		<category><![CDATA[il libro]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo De Benedetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Carlo De Benedetti oggi firma un intervento sul Sole 24 Ore dal titolo: &#8220;Perché Google deve pagare i giornali&#8220;.
In un passo dell&#8217;articolo si legge:
&#8220;Tuttavia, finalmente, le anomalie e i troppi segreti del fenomeno Google &#8211; analizzati in due volumi appena pubblicati, Googled di Ken Auletta, in vendita solo negli Stati Uniti, ed Eretici digitali di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carlo De Benedetti oggi firma un intervento sul Sole 24 Ore dal titolo: &#8220;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/9-dicembre-2009/de-benedetti-google-deve-pagare-giornali_2.shtml">Perché Google deve pagare i giornali</a>&#8220;.</p>
<p>In un passo dell&#8217;articolo si legge:</p>
<blockquote><p>&#8220;Tuttavia, finalmente, le anomalie e i troppi segreti del fenomeno Google &#8211; analizzati in due volumi appena pubblicati, Googled di Ken Auletta, in vendita solo negli Stati Uniti, ed Eretici digitali di Massimo Russo e Vittorio Zambardino &#8211; sembrano non essere più un tabù&#8221;.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Eretici, un&#8217;anticipazione su L&#8217;espresso</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 19:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dicono di Eretici digitali]]></category>
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		<category><![CDATA[dicono di eretici]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;espresso in edicola da ieri anticipa una sintesi di alcune parti del quinto capitolo di Eretici digitali.
INTERNET /
IL PERICOLO MONOPOLIO
GOOGLE sei uno squalo
Di MASSIMO RUSSO E VITTORIO ZAMBARDINO
L&#8217;azienda di Brin e Page ha divorato il Web. Come ha fatto? E dove arriverà?  Un libro &#8216;eretico&#8217; lo racconta così
Il 2 dicembre esce &#8216;Eretici Digitali&#8217; (Apogeo), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ereticidigitali.it/wp-content/uploads/2009/11/eretici_espresso_27_11_0.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-284" title="eretici_espresso_27_11_09" src="http://www.ereticidigitali.it/wp-content/uploads/2009/11/eretici_espresso_27_11_0-300x198.jpg" alt="eretici_espresso_27_11_09" width="300" height="198" /></a><a href="http://espresso.repubblica.it/">L&#8217;espresso</a> in edicola da ieri anticipa una sintesi di alcune parti del quinto capitolo di Eretici digitali.</p>
<div>INTERNET /</div>
<div>IL PERICOLO MONOPOLIO</div>
<h1>GOOGLE sei uno squalo</h1>
<div>Di MASSIMO RUSSO E VITTORIO ZAMBARDINO</div>
<p><strong>L&#8217;azienda di Brin e Page ha divorato il Web. Come ha fatto? E dove arriverà?  Un libro &#8216;eretico&#8217; lo racconta così</strong></p>
<p>Il 2 dicembre esce &#8216;Eretici Digitali&#8217; (Apogeo), di Massimo Russo, direttore di Kataweb, e Vittorio Zambardino, giornalista di &#8216;Repubblica&#8217;: un saggio sulla Rete e il giornalismo con dieci tesi per salvare entrambi. Ne anticipiamo qui di seguito alcuni brani.</p>
<p><span id="more-283"></span></p>
<p>Nel 1998, nella loro tesi a Stanford, Sergey Brin e Lawrence Page scrivevano che &#8220;il modello di business dominante per i motori di ricerca commerciali è la pubblicità, ma gli obiettivi del modello di business pubblicitario non corrispondono sempre all&#8217;esigenza di fornire ricerca di qualità agli utenti. Una distorsione dei risultati è particolarmente insidiosa: per esempio un motore potrebbe aggiungere un piccolo fattore ai risultati di società amiche&#8221;. Pertanto &#8220;la questione della pubblicità solleva sufficienti incentivi contrastanti da rendere cruciale avere un motore di ricerca competitivo che sia trasparente e in ambito accademico&#8221;.</p>
<p>Nel 2008 Google su scala globale ha realizzato 21 miliardi 128 milioni 514 mila dollari di ricavi pubblicitari. Più o meno quanto il Pil della Costa D&#8217;Avorio. Com&#8217;è stato possibile partire da un progetto che, secondo gli ideatori, per garantire imparzialità di risultati era bene rimanesse entro l&#8217;ambito accademico, e arrivare a costruire una multinazionale di queste dimensioni in poco più di 3.500 giorni?</p>
<p>La svolta pubblicitaria è giunta nel 2002. Fino a quel momento Google non aveva un preciso modello di business. Il modello giunse attraverso l&#8217;invenzione di GoTo, un&#8217;azienda ribattezzata nel 2001 Overture: si trattava di monetizzare l&#8217;attenzione degli utenti proprio attraverso quella pubblicità che Brin e Page ai tempi di Stanford volevano tenere lontana dal loro algoritmo per evitare relazioni pericolose. Quando ad esempio si cerca un albergo, compaiono in testa alla pagina, in una posizione predeterminata, i collegamenti che rinviano a chi ha offerto di più. Si tratta di pubblicità a performance, anche chiamata pay per click. Significa che l&#8217;inserzionista non paga per l&#8217;apparire del proprio annuncio, ma solo se l&#8217;utente clicca su quel collegamento.</p>
<p>Il meccanismo ha un grande successo. Overture nel 2003 viene acquistata da Yahoo! per 1,63 miliardi di dollari. Google nel frattempo nel 2002 aveva lanciato il proprio sistema, battezzato AdWords, molto più efficiente di ogni altro sistema analogo.</p>
<p>Oltre a ciò Google mette a disposizione degli utenti un sistema self-service che consente di effettuare le operazioni di acquisto in modo autonomo dal Web. Dalla console si può creare il proprio annuncio, scegliere le keyword in corrispondenza delle quali si vuole apparire, decidere la propria offerta massima per ogni click e stabilire la cifra giornaliera da spendere. Tuttavia Google è l&#8217;unico garante del funzionamento corretto del meccanismo. L&#8217;asta non è trasparente. Non si sa quanti altri inserzionisti stanno partecipando, né esiste un meccanismo aperto alla verifica di terzi indipendenti per la fissazione del prezzo. Anzi, il prezzo è influenzato anche da una serie di parametri qualitativi decisi a insindacabile giudizio di Google. Una circostanza che Larry Page ha sempre negato. Ma, come Benjamin Edelman, docente alla Harvard Business School di negoziazioni, organizzazione e mercati, ha dimostrato in una testimonianza preparata per la Camera dei rappresentati Usa, le cose stanno un po&#8217; diversamente. &#8220;Google&#8221;, spiega Edelman, &#8220;fissa prezzi di riserva e altri parametri che determinano sostanzialmente i prezzi. Contrariamente alle affermazioni di Google, il meccanismo dell&#8217;asta non determina pienamente i prezzi. Le azioni e le politiche di Google li influenzano in modo significativo&#8221;.</p>
<p>Insomma, per tutti questi aspetti Google è arbitro e giocatore. All&#8217;acquirente non resta che fidarsi. Gli investitori non pagano tutti il medesimo prezzo per lo stesso servizio, ma esso è fissato in ragione della cifra che essi possono essere disposti a sborsare.</p>
<p>In alcuni casi, Google oltre che arbitro diviene giudice unico, e stabilisce prezzi in grado di mettere fuori mercato un inserzionista che a suo giudizio non stia facendo un servizio utile per gli utenti. È quel che afferma Dan Savage, un imprenditore americano che sostiene di essere stato rovinato da Google per una decisione arbitraria della società di Mountain View.</p>
<p>La sezione italiana dell&#8217;Internet advertising bureau (Iab) stima che il giro complessivo d&#8217;affari nel nostro paese per la pubblicità on line sia stato nel 2008 pari a circa 800 milioni di euro e dovrebbe superare i 900 milioni nel 2009. Approssimazioni ulteriori portano a considerare che Google da solo abbia fatturato in Italia nel 2008 circa 310 milioni, destinati a diventare quasi 400 nel 2009. Vale a dire quasi il 40 per cento del valore del mercato. E circa otto volte il primo dei maggiori editori tradizionali.</p>
<p>Il disegno strategico di Google di diventare l&#8217;intermediatore cardine del mercato digitale è divenuto chiaro due anni fa. Fino a quel momento la maggior parte dell&#8217;attività pubblicitaria aveva riguardato, come abbiamo visto, la pubblicità a performance, sia nell&#8217;ambito della ricerca (AdWords) sia nell&#8217;ambito delle inserzioni correlate ai contenuti di una pagina (AdSense for Content). Ma nell&#8217;aprile del 2007 Google ha acquistato anche DoubleClick, battendo Microsoft. Così è divenuta lo snodo centrale della pubblicità digitale. Attraverso DoubleClick e AdSense, controlla il 56,5 per cento del mercato. Più il tempo passa e più dati Google accumula, più consolida la propria posizione.</p>
<p>Ha scritto Cory Doctorow, futurologo canadese, che&#8221;la ricerca è l&#8217;inizio e la fine di Internet. I motori di ricerca accumulano catalogazioni complete dei nostri interessi, dei nostri amori, delle nostre speranze e delle nostre aspirazioni. La nostra relazione con essi è intima quanto quella con i nostri amanti, i nostri confessori, i nostri terapisti. è terribile l&#8217;idea di conferire tutto questo potere a una sola azienda, anche a una divertente, attenta ai propri utenti e tecnologicamente eccellente come Google&#8221;. Esserne ereticamente consapevoli è già un primo passo.</p>
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